| Chi siamo | Dove siamo| Contattaci |

 
 

Incontro con OTTAVIA PICCOLO
tra commedia e impegno sociale

Mercoledì 17 febbraio - ore 17.00

www.lacontemporanea.com

DONNA NON EDUCABILE

di Stefano Massini con Ottavia Piccolo
Musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi
Coordinamento artistico dello spettacolo di Silvano Piccardi
 

Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione.
Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan).

Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso o, più semplicemente, di libero pensiero, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero in qualche modo l’accanimento repressivo, istituzionalizzandolo - il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del “punto di vista” libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei sicari, a dei killer senza volto. Come nell’Argentina dei colonnelli (dove gli oppositori venivano fatti “sparire”, senza che ufficialmente nessuno ne dovesse rispondere), anche nel caso di Anna Politkovskaja, chi godeva della sua eliminazione, poteva nel contempo mostrarsi con le mani formalmente “pulite”.

 


LA COMMEDIA DI CANDIDO
ovvero avventura teatrale di una gran donna, tre grandi e un grande libro (con tutto lo scompiglio che seguì)

di Stefano Massini, con Vittorio Viviani, regia di Sergio Fantoni

 

 

DIVERTISSEMENT  (in tempo di peste)
Il settecento mi è simpatico. Lo è sempre stato. Un secolo formidabile in cui la crisi dei valori, dei sistemi, delle tradizioni, fu totale. Il settecento è l’oro e la polvere, la cipria e il forcone.

E’ la parabola di Casanova che dopo i trionfi si spegne antiquato nella biblioteca di Dux così intensamente evocata dalla Cvetaeva di “Phoenix”. Epoca contraddittoria, il settecento. Incoerente, schizofrenica. Quindi inevitabilmente geniale. Ma c’è di più. Il settecento è stata la culla dei nostri sistemi politici. Ed ha il suo simbolo nel bambino Montesquieu che nonostante le origini nobili venne fatto battezzare da un mendicante affinché amasse fino da subito tutte le differenza sociali.

Il regime dei privilegi. Il dissenso. La rivoluzione. La reazione. Lo slancio dei borghesi. La massa che spinge dal basso. Tutto nasce lì. E non solo: il legame aumenta se si riflette ad esempio sul fatto che il nostro attuale scenario globalizzato affonda le radici proprio nel cosmopolitismo del settecento e nel suo spregiudicato pionierismo commerciale. Si potrebbe quasi dire che il settecento sia stato l’infanzia di un tempo oggi adulto. E come Freud comanda è nell’infanzia che si scovano le micce di future dinamiti.

Fatto sta che un bel giorno, su un periodico, leggo un titolo d’articolo. Recita più o meno “i tre padri dell’Europa moderna”. Sotto il titolo, in bella mostra, sfilano i ritratti di Denis Diderot, Jean-Jacques Rousseau e Voltaire. Sarebbero loro i padri? A leggere l’articolo, sì. Dobbiamo tutto a loro. Hanno posto le basi. Sissignore. Le basi della politica. Le basi della morale. Le basi dell’estetica, della filosofia, della cultura nel senso più ampio del termine, essendo stati per l’appunto quei tre signori a innestare il capovolgimento di prospettiva che portò dal mito passatista dell’età dell’oro a quella sostanziale ideologia del progresso che tuttora spinge l’Occidente verso magnifiche sorti e progressive.

Dall’oscurantismo e dai dogmi alla nuova apertura di un orizzonte umano consapevole, che – per dirla con Immanuel Kant – l’uomo da un complesso di inferiorità verso il creato. Di tutta questa rivoluzionaria mutazione i tre philosophe sono i capostipiti. Se siamo come siamo, in parte è colpa loro. Oppure merito loro. Come più vi piace. Questa faccenda dei tre padri mi intriga.

 

   
   
 
   

 

"Da ragazzo non facevo che leggere. Quello che leggevo diventava per me una seconda natura. Cominciai a leggere perchè la vita mi diceva di no;
La lettura invece aveva la bontà
di dire sì alle mie inclinazioni e
al mio carattere."
Robert Walser