“I fratelli Tanner” – Robert Walser
Ci sono dei momenti, nella vita di un lettore, in cui si sente, in modo particolare, il bisogno di ricevere da ciò che si legge un senso di pace e di levità, di distacco e di libertà. Il bisogno di allontanare da sé, dedicandosi ad un certo libro e ad un certo autore, la pesantezza del mondo, trovando in quel libro e in quell’autore la possibilità di farsi trasportare in un altrove e di venire avvolti da aloni di poesia. E, indiscutibilmente, se è questo ciò che si cerca e si vuole nessuno, secondo me, più e meglio di Robert Walser è capace di darcelo. Quanto ciò sia vero autorevoli quanto affettuose descrizioni di Walser lo testimoniano, ben illuminando quella che era la sua natura umana e artistica.
Lo scrittore viennese Franz Blei (1871-1942) – che conobbe personalmente Walser e lo sostenne – in quel suo originale e divertente compendio che è “Il bestiario della letteratura” in cui classifica e definisce, come in una sorta di manuale zoologico, gli scrittori del suo tempo così descrive Robert Walser: “E’ un animaletto oltremodo leggiadro, grazioso e lunatico. Appartiene alla famiglia degli scoiattoli. Non lo si vede su alberi altissimi, su cui del resto non tenta neppure di arrampicarsi. Tuttavia, la grazia ingenua e contemporaneamente maliziosa di Walser conferisce agli alberi di media altezza una gaia vivacità.” (F. Blei – “Il bestiario della letteratura” – Il Saggiatore – 1980 – p.103)
da: “Il collezionista di letture” – febbraio2020
